Ancora mani…

Tangheri (particolare)

Ecco qui la mia ossessione n. 1: mani.
Qui vedrete una serie di foto che testimoniano l’evoluzione dall’inizio fino alla conclusione del dipinto di un particolare di Tangheri, acrilico su tela, 120 x 80 cm.

How deep is the rabbit hole?

How deep is the rabbit hole? – Oil on canvas – 80×60 cm

How deep is the rabbit hole? represents how willing we are to follow our passions even though they might bring us uncertainty or darkness. We embrace and follow them carelessly of what might happen drown by the light we hope to see at the end of the tunnel.

Quanto è profonda la tana del coniglio? rappresenta quanto siamo disposti a fare per seguire le nostre passioni anche se potrebbero portarci incertezza o oscurità. Le abbracciamo e le seguiamo incuranti di ciò che potrebbe accadere, attirati dalla luce che speriamo di vedere alla fine del tunnel.

Escape III – Dreaming of another world

Escape III – Dreaming of another world – Oil on canvas – 58×58 cm

Dreaming of another world is the third and last of the Escape Trilogy.
It is the last hope the protagonists have of changing their world. The background made of stars and planets might bring to think they’re dreaming of another physical world, instead the dream is to make the one they live in a better one as it would be if everything were starting anew.
The fact they are holding each other, almost crumpling together means they make of the dream their common ground.

In the section Poetry of the main menu you can find the poem inspired to this work.
https://pindaricart.com/dreaming-of-another-world/

Sognando un altro mondo è il terzo e ultimo della Trilogia Escape.
È l’ultima speranza che i protagonisti hanno di cambiare il loro mondo. Lo sfondo fatto di stelle e pianeti potrebbe far pensare che stiano sognando un altro mondo fisico e invece il sogno è quello di rendere quello in cui vivono un mondo migliore come sarebbe se tutto ricominciasse daccapo.
Il fatto che stiano stringendosi l’uno all’altro, quasi accartocciandosi, significa che fanno del sogno il loro terreno comune.

Nella sezione Poetry del menu principale si può trovare la poesia ispirata a questo lavoro.
https://pindaricart.com/dreaming-of-another-world/

It’s always teatime

It’s always teatime – Oil on canvas – 80×100 cm

It’s always teatime is a painting that invites us to reflect on the fact that often we don’t have the time to devote to ourselves or we postpone a pleasant moment because we think it isn’t enough pleasant therefore we wait for something that maybe will never happen.

In the painting, the protagonists of the scene have tea even if at the moment there are no pastries to accompany it. It seems the wrong time, yet even if not totally convinced (see White Rabbit’s doubtful gaze), they sip and take a break. It is always tea time, so it is an exhortation to take what life offers at the moment, and even if at the moment there are no “sweetnesses” life holds surprises (see the dessert that is kept in the pantry behind White Rabbit).

E sempre l’ora del tè è un dipinto che invita a riflettere sul fatto che spesso non si ha il tempo da dedicare a noi stessi oppure si rimanda un momento piacevole perché si pensa che non lo sia abbastanza e così si procrastina l’attesa per qualcosa che forse non accadrà mai.

Nel dipinto i protagonisti della scena prendono il tè anche se al momento sul tavolo non ci sono pasticcini ad accompagnarlo. Sembra il momento sbagliato eppure anche se non totalmente convinti (vedere lo sguardo dubbioso di Bianconiglio), sorseggiano e si prendono una pausa. È sempre l’ora del tè, quindi è un’esortazione a prendere quello che la vita offre al momento, e anche se al momento non ci sono “dolcezze” la vita riserva delle sorprese (vedere il dolce che è conservato nella dispensa alle spalle di Bianconiglio).

ESCAPE II – In or out of the tunnel?

Escape II – In or out of the tunnel? – Oil on canvas – 58×58 cm

Escape II, or In or out of the tunnel?, is a painting that may be carrying two opposite meanings.
The first is that a woman is about to get out of her tunnel which can be seen as a dark period of feelings, difficult life choices or economic hardship.
The scene would represent the moment of salvation through the conquest of the top, the conquer of a place in the sun or a safe place in which to unwind.
It is possible, however, to recognize the exact opposite.
The woman is falling and tries in every way to cling with the nails and teeth to the walls of the tunnel to avoid sinking.
It represents the moment of decline, of disappointment after a bitter discovery when the ground collapses under her feet or of an unexpected and imperative randomness that inevitably attracts her towards the bottom of the cliff.
This is a painting in which one can easily identify oneself. The identification with the protagonist can take place in both the phases described above which alternate in ordinary life and this is the reason why this painting remains perennially current, poised between one and the other option driven by the momentarily emotional situation.

You can find a poem dedicated to this theme in the main menu section under Poetry.
(https://pindaricart.com/in-or-out-of-the-tunnel/).

Escape II, ovvero In or out of the tunnel?, è un dipinto che può assumere due significati opposti.
Il primo vede la donna apprestarsi a risalire dal suo tunnel che può essere un periodo oscuro di sentimenti o di difficili scelte di vita o ancora di ristrettezze economiche. E questo rappresenterebbe la salvezza attraverso la conquista della vetta, di un posto al sole, di un posto sicuro nel quale ristorarsi.
È possibile, tuttavia, riconoscere l’esatto contrario.
La donna sta precipitando e cerca in tutti i modi di aggrapparsi con le unghie e coi denti alle pareti del tunnel per evitare di sprofondare.
Rappresenta il momento del declino, della delusione dopo un’amara scoperta quando il terreno frana sotto i suoi piedi o di un’inaspettata e inderogabile casualità che inevitabilmente la attira verso il fondo dello strapiombo.
Questo è un dipinto nel quale ci si può facilmente immedesimare. L’identificazione con la protagonista può avvenire in entrambe le fasi sopra descritte che normalmente si alternano nella vita quotidiana di ciascuno e per questo il dipinto rimane perennemente attuale, in bilico tra l’una e l’altra opzione, suscitata dalla situazione emotiva momentanea.

Puoi trovare una poesia dedicata a questo tema nella sezione del menu principale sotto Poetry.
(https://pindaricart.com/in-or-out-of-the-tunnel/).

Allegoria della perversione intellettuale

Allegoria della perversione intellettuale – Oil on canvas – 80×60 cm

Medusa was one of the three Gorgons, the only mortal of the three and queen who Persephone wanted to set to guard of the underworld.
The three sisters were terrifying-looking monsters, with snakes instead of hair and a gaze that petrified anyone who looked directly into their eyes.
Medusa, together with her sisters Steno and Euriale, embodied the three forms of perversion, respectively: the first the intellectual one, the second the moral one and the third the sexual one.
Initially, before the goddess Athena transformed her into a monster on the pretext of having dared to boast a beauty superior to the goddess, Medusa was a beautiful woman who attracted men even with only her gaze (hence the ability to petrify with her gaze).
But the transformation was mainly aimed at punishing the use of beauty with intentionality, that is, having put the intellect, the reason, at the service of beauty, used to deceive.

In my painting the Gorgon literally has lost her head.
Her head appears separate from the rest of the body because she let herself be carried away by her ability that she no longer controls.And at the same time it represents the desire to keep distance from what her body will do by acting on her behalf, being the body at the service of the head, such as will and intent.
In addition, one of the limbs turns into a sort of offshoot that refers to reptiles and their way of moving, of creeping up on the prey and hitting it treacherously (and therefore represents deception).


Medusa era una delle tre Gorgoni, unica mortale delle tre e regina che Persefone volle mettere a guardia degli inferi.
Le tre sorelle erano mostri dall’aspetto terrificante, con serpi al posto dei capelli e dallo sguardo che pietrificava chiunque guardasse loro direttamente negli occhi.
Medusa, insieme alle sue sorelle Steno ed Euriale impersonavano le tre forme di perversione, rispettivamente: la prima quella intellettuale, la seconda quella morale e la terza quella sessuale.
Inizialmente, prima che la dea Atena la trasformasse in mostro col pretesto di aver osato vantare una bellezza superiore alla dea, Medusa era una bellissima donna che attirava gli uomini anche solo con lo sguardo (da qui, la capacità di pietrificare con lo sguardo).
Ma la trasformazione era principalmente tesa a punire l’uso della bellezza con intenzionalità, ovvero avendo messo l’intelletto, la ragione, a servizio della bellezza, usata per ingannare.

Nel mio dipinto la Gorgone ha letteralmente perso la testa, ovvero ha la testa appare separata dal corpo perché si è lasciata prendere la mano dalla sua abilità che non riesce più a controllare.
E al tempo stesso rappresenta il voler prendere le distanze da quello che il suo corpo farà agendo per suo conto, essendo il corpo a servizio della testa, come volontà, intenzionalità.
Inoltre uno degli arti si trasforma una sorta di propaggine che rimanda ai rettili e al loro modo di muoversi, di insinuarsi strisciando e colpendo la preda a tradimento (e quindi rappresenta l’inganno).


ESCAPE I – Bolgia

Escape I – Bolgia – Oil on canvas – 80×100 cm

Bolgia is the first painting of the Escape Trilogy and shows the existence of the human being trapped in his own human condition and his own finitude is represented by the boundaries of the canvas itself.
It is all a tangle of bodies in the exhausting effort to gain their place in the sun – although the colors are dull – that is, desperately trying to find a place that continuously fails them. Some are exhausted, slumped to the ground, others resist and undaunted continue to contrast the frame that keeps closing on them.
Nudity is a recurring theme in my paintings and represents the inability to defend oneself from one’s destiny, not having any shelter against the adversities.
Another clue of man’s “blindness” – particularly in this painting – is given by the fact that the subjects have their eyes closed, highlighting how impossible it is for human beings to foresee the future and how good or bad it will be the one is about to overwhelm them.

You can fin a poem carrying the same title in main menu, in the Poetry section (https://pindaricart.com/bolgia/).

Bolgia è il primo dipinto della Trilogia Escape e mostra l’esistenza dell’essere umano come intrappolata nella sua stessa condizione di umanità e quindi di finitezza rappresentata dai confini della tela stessa.
È tutto un groviglio di corpi nell’estenuante sforzo di conquistarsi il proprio posto al sole – sebbene i colori siano spenti – ovvero tesi a trovare disperatamente una collocazione che continua a sfuggire loro. Alcuni sono accasciati al suolo stremati, altri resistono e imperterriti continuano a contrastare la cornice che si chiude su di loro.
La nudità è un tema ricorrente nei miei dipinti e rappresenta l’incapacità di difendersi dal proprio destino, il non aver alcun riparo contro le avversità.
Un altro indizio della “cecità” dell’uomo – in particolare in questo dipinto – è dato dal fatto che i soggetti abbiamo gli occhi chiusi, mettendo in evidenza quanto sia impossibile per l’essere umano prevedere il futuro e quanto di buono o cattivo stia per travolgerlo.

Puoi trovare una poesia che reca lo stesso titolo in Poetry (menu principale)
(https://pindaricart.com/bolgia/).

The peacock

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The peacock – Oil on canvas – 80×120 cm

The peacock is known as a beautiful animal but also one which displays its beauty – it does the wheel – to attract attention.
Therefore a peacock – as an animal – apparently doesn’t have any meaning in the middle of a party in the picture above.

Its presence is a symbol of mere appearance and bold vanity, though.

So can be humans vain and presumptuous as a peacock, just committed to show his own vain beauty and smug of other’s attention.

Il pavone è noto come un bellissimo animale ma anche uno che mostra la sua bellezza – fa la ruota – per attirare l’attenzione.
Quindi un pavone – come un animale – apparentemente non ha alcun significato nel mezzo di una festa nella foto sopra.

La sua presenza è però un simbolo di mera apparenza e audace vanità.

Quindi gli umani possono essere vanitosi e presuntuosi come un pavone, semplicemente impegnati a mostrare la propria vana bellezza e compiacersi dell’attenzione altrui.

Come Danae

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Come Danae – Oil on canvas – 80 x 60 cm

This is the final version of the painting that represent the cover of the novel I wrote whose carries the same title.

It would have been easy, given the homonymous title of Klimt’s wonderful work depicting the mythical princess (see below), to think of using a ready-made, famous painting that would instantly attract attention.
Instead, I got puzzled and after several trying, drawings and paintings, I finally landed on the painting that you can admire above.

If you want to find out more about other attempt of the painting above, please check into the section Novels, Come Danae, at the bottom of the page, after the excerpt from the novel itself.

Danaë, 1907 – 77 x 83 cm – Gustav Klimt

Questa è la versione finale del dipinto che rappresenta la copertina del romanzo che ho scritto con lo stesso titolo.

Sarebbe stato facile, dato l’omonimo titolo della meravigliosa opera di Klimt che raffigura la mitica principessa (vedi qui in alto), pensare di usare un dipinto già pronto e famoso che attirasse immediatamente l’attenzione.
Invece, mi sono scervellata e dopo diversi tentativi, disegni e dipinti, sono finalmente approdata al dipinto che puoi ammirare ad inizio pagina.

Se vuoi scoprire di più su altri tentativi del dipinto sopra, controlla nella sezione Novels, Come Danae, in fondo alla pagina, dopo l’estratto dall’omonimo romanzo.