Come Danae

The novel Come Danae, as mentioned before, is about a girl from Eastern Europe named Tamara.
Here below you’ll find the synopsis as well as some attempt for the book cover.

Il romanzo Come DAnae, come menzionato prima, racconta la storia di una ragazza dell’Est Europeo di nome Tamara.
Qui di seguito trovate la sinossi e subito dopo i diversi tentativi per la bozza della copertina del romanzo.


SINOSSI

Il mio è un romanzo poliziesco ambientato ai tempi odierni in una non ben identificata provincia pugliese e ha come titolo Come Danae.

La mitologica principessa è il personaggio a cui Tamara paragona se stessa nel tentativo di abbellire la sua misera esistenza divenuta da qualche anno insopportabile per via degli abusi che è costretta a subire. Le sue sventure raggiungono il culmine quando, non ancora maggiorenne, viene introdotta illegalmente in Italia per essere avviata alla prostituzione.

La caparbietà, nonché ineffabile intuito, di un giornalista free lance, Maurizio Bellomo, che possiede un innato talento per le indagini, riesce a farla liberare dal suo amico, nonché antagonista, Duilio Dipoi, Capitano dei Carabinieri dello stesso paese in cui entrambi vivono e lavorano e nel quale è ambientato il romanzo.

Il romanzo si apre con la scomparsa del Brigadiere Michele Gismondi e il ritrovamento del cadavere di una giovane donna di cui non si conosce l’identità.

Le indagini stentano a decollare per via delle poche informazioni a disposizione delle autorità, ma con l’intervento dei vari personaggi e delle loro vicissitudini private, nonché il guizzo d’intuizione che caratterizza il giornalista, si approderà per gradi alla soluzione degli enigmi proposti dai due casi all’apparenza scollegati tra loro.

Nel romanzo non ci sono eroi, né grandi artifici che giustifichino gli accadimenti.

Come per Simenon, il fulcro delle indagini è spostato sulle vicende umane e non sulla costruzione di un perfetto incastro di eventi che dimostrino una struttura ben organizzata e logica o delle concatenazioni dei fatti attraverso i quali giungere alla risoluzione degli enigmi. Tutt’altro!

Le indagini sono condotte partendo da pochi elementi reali e la loro soluzione arriva per caso, come un incidente di percorso.

Ogni tentativo di acquisire informazioni utili a comprendere lo svolgersi dei fatti sia per gli investigatori, sia per il giornalista, significa speculare, fare supposizioni, spesso basandosi solo su sensazioni e sospetti ingiustificati. Perfino l’inconscio, attraverso i sogni, ha la sua rilevanza. “Non riusciva a pensare né a riflettere con chiarezza, quando il caldo era così asfissiante. Perlomeno doveva riposare di notte e con quel caldo non riusciva a fare nemmeno quello.

Forse era stato per quello che aveva interrotto il suo sonno lasciandosi svegliare da un colpo che sembrava non esserci mai stato. Era il suo subconscio a farlo riemergere dal torpore perché finalmente potesse pensare. Ma su cosa si supponeva dovesse riflettere non ne aveva la minima idea.

I personaggi sono protagonisti corali, ognuno con la propria storia da raccontare. Sono persone semplici, ordinarie, che vivono la vita nel miglior modo concesso loro. E per fare questo non si risparmiano nemmeno evitabili sofferenze, purché queste servano a dare il proprio contributo per migliorare il mondo in cui vivono. Contributo che assume il significato di dovere nei confronti di se stessi e del genere umano al quale sentono strenuamente di appartenere, nonostante l’accanimento del destino, esattamente come Bellomo scrive nel suo articolo: “Una prova di coraggio estrema, inconfondibile vestigia di un’umanità inalienabile.”

Molti sono i personaggi che riflettono questo sentimento a cominciare dal Capitano dei Carabinieri il quale si ritrova a fare considerazioni sulla propria vita: “Sperimentava quell’isolamento forzato che forse nessuno, in una democrazia che si possa definire tale, si trovava a sperimentare. E lui aveva scelto quell’isolamento per molti anni e lo sceglieva ancora ogni giorno.” Una condizione alla quale l’ufficiale non vuole rinunciare, ostinandosi a fare il proprio dovere, sebbene questo non gli lasci alcuno spazio per la vita privata, dagli orari e ritmi serrati che lo consumano: “Era assuefatto a quella vita, come è facile assuefarsi ad un medicinale della cui assunzione non si può fare a meno, ma non per questo migliora la qualità della vita. Era la routine che lo alienava, rendendolo schiavo di una monotonia che lo uccideva lentamente. Sorrise ricordando le prime righe del componimento di Martha Medeiros “Lentamente muore / chi diventa schiavo dell’abitudine, / ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi”. Lo sapeva, però non poteva farne a meno.

Era lo scotto che era pronto a pagare per poter fare quello in cui credeva.”O anche alle relazioni personali aberrate dall’impossibilità di comunicare, perfino quella con la sua fidanzata: “Quella telefonata, che sperava lo rincuorasse, gli aveva appesantito ancora di più il cuore. Il suo rapporto con Luisa non progrediva. Anzi continuava a diventare sempre più spigoloso. La distanza non aiutava a smussare quelle punte che tutte le volte che si sentivano gli graffiavano il cuore sempre più in profondità. E le telefonate non riuscivano nemmeno più a colmare la distanza tra loro, come facevano un tempo.

Oppure la clochard “Teresa la pazza” che inconsapevolmente dà nuovo impulso alle indagini accettando di sottoporsi all’incontro con uno dei rappresentanti della legge coi quali ha giurato di non avere più a che fare in seguito all’allontanamento del suo unico figlio: “Fu in quell’istante che Dipoi ebbe chiaro in mente che non si trovava affatto di fronte ad un’incapace o ad una reietta. Anzi, al contrario, ebbe la certezza che quella donna non fosse affatto pazza, ma che sapesse benissimo cosa stesse succedendo e chi fosse lui veramente e, nonostante tutto, non diede alcun segno di allarme o di volersi sottrarre a quella che avrebbe potuto considerare una trappola.”

Oppure ancora Tamara che più volte sopprime l’istinto di protezione verso se stessa, venendo a compromessi con la realtà, fino a perdere la vita. “Cominciò a camminare avanti ed indietro dalla porta chiusa al letto contando i passi… uno, due, tre, quattro e giro. Uno, due, tre, quattro e giro. Contava i passi che la separavano dalla porta della sua gabbia. Tutte le volte che la raggiungeva sopprimeva l’istinto di aprirla e scappare via. Poi ingoiava il suo orgoglio e ritornava sui suoi passi per rimandare al prossimo giro, nella speranza che il suo desiderio di fuggire via diminuisse. Ed invece tutte le volte aumentava e, sempre più decisa a rimanere, ritornava indietro verso il letto. Continuò per molte volte fino a che non sentì dei leggeri colpi alla porta.

Questa volta le ci vollero solo tre passi per arrivarci.

Oppure la consapevolezza del Brigadiere Gismondi dell’importanza del suo dovere, anteponendolo alla sua salute. “Dipoi lo guardò come si guarda un figlio risanato, nonostante Gismondi avesse quasi il doppio della sua età.

Avevano imparato a conoscersi in quei quasi tre anni ed il Brigadiere sapeva che Dipoi non era avvezzo ai convenevoli e, chiudendo gli occhi e annuendo un paio di volte, lo invitò a chiedere oltre il suo stato di salute. Per quello ci avrebbero pensato i dottori.

Il Capitano aveva ben altri compiti e lui lo sapeva bene.

Oppure la studentessa Caterina che non può esimersi dal fare il suo dovere, non solo come membro della sua famiglia, ma anche di cittadina, riferendo fatti e sensazioni che contribuiscono a chiarire il quadro delle informazioni riguardo alla tragedia che si è consumata poche ore prima nei pressi del pub in cui lavora e mettendo a rischio la sua incolumità. “Entrò nel reparto rianimazione. Era la sua seconda volta in pochi giorni in quel reparto, dopo che il suo Brigadiere era stato ricoverato lì.

L’interno della stanza era visibile da un’ampia vetrata di fianco alla porta di accesso. Davanti ad essa una donna affranta sembrava si sorreggesse con la fronte attaccata al vetro. Era pallida e forse anche assonnata. Doveva aver passato la notte lì in piedi. Dall’altra parte del corridoio, alle spalle della donna, c’era una panca di formica bianca. Dipoi si avvicinò in rispettoso silenzio. Guardò all’interno della stanza e vide la ragazza alla quale solo poche ore prima aveva parlato e che ora era immobile ed incosciente in quel letto. Il viso era trasfigurato dalla presenza di escoriazioni e da tumefazioni che lo ricoprivano. Solo le bende e i tubi che le si infilavano in gola e nel naso sarebbero bastati a renderla irriconoscibile, pensò.

O altri ancora che, con le loro vicissitudini private, offrono tessere le quali vanno a incastrarsi con le altre fornite dagli altri personaggi e che, tutte insieme, portano al completamento del puzzle.


Danae 1 – Matita su carta
Danae 2 – Matita su carta
Danae 3 – Inchiostro su carta
Danae 4 – Carboncino su carta
Danae 5 – Olio su tela

E infine l’opera definitiva che meglio rappresenta la trama del romanzo.

Come Danae – Olio su tela





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